Musiche

The Neighbourhood. «I Love You»

Scoperta di stasera!
Partivo da videi autorotanti di Lorde su youtube (interessante anche lei e da prendere nota) quando mi è partito d’improvviso questo mappazzone.
Non male.

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Letture

Jaroslav Hašek. «Il buon soldato Sc’vèik»

gloria a dio nell’alto dei cieli
ho finito il mio primo libro dell’anno ventiquindici
(peraltro, ma lo dico sottovoce, iniziato ad agosto ventiquattordici)

ecco la quarta di copertina per darvi un flavor del contenuto (e perché io c’ho la pigrizia di spiegarvi un riassunto):

“Una grande epoca esige grandi uomini. Vi sono degli eroi ignoranti e oscuri… l’esame della cui indole darebbe ombra perfino alla gloria d’Alessandro Magno. Oggigiorno si può incontrare per le via di Praga un uomo trasandato, che non sa quanta importanza abbia avuto la propria opera nella storia di un’epoca grande e nuova come questa. Egli percorre tranquillamente la sua strada, senza che nessuno gli dia noia e senza dar noia a nessuno, e senza essere assediato da giornalisti che gli chiedano un’intervista. Se gli domandaste come si chiama, vi risponderebbe con l’aria più semplice e più naturale del mondo: ‘Io son quello Sc’vèik…'”
Con queste parole J. Hasek (1883-1923) presentava l’umile e grottesco eroe del suo romanzo, il bonario allevatore e mercante di cani, strappato alle sue pacifiche occupazioni e mandato a combattere in difesa dell’impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale. Preso nel vortice di avvenimenti che vanno molto oltre le sue capacità di comprensione, Sc’vèik destreggia con un misto d’ingenuità e di furbizia, forte di quella sua obbedienza assoluta alla lettera degli ordini ricevuti che porta all’assurdo e dissolve nel ridicolo ogni autorità. Nel buon soldato Sc’vèik i lettori di tutto il mondo hanno riconosciuto un eroe sovrannazionale, il campione di un irriducibile pacifismo e antimilitarismo e un simbolo dell’inalienabilità dei diritti dell’individuo contro ogni tutela e usurpazione dittatoriale.

Jaroslav Hašek. «Il buon soldato Sc'vèik»

che viaggio, maronnn!

confesso che ho impiegato molto tempo prima che questo libro mi catturasse davvero. non mi è molto chiaro il punto ma direi tra la fine della seconda parte e l’inizio della terza; come se ad un certo punto cambiasse di ritmo e si facesse più brillante e avvincente. in effetti la scansione delle sezioni è piuttosto ineguale e le ultime due sono anche le più brevi.
ma al netto di queste fregnacce: che libro straordineeerio. vale tutti i mesi impiegati per leggerlo e in più ti insegna che:
Praga ha UMMMIGLIONE di quartieri diversi
e tutte le città che non sono Praga si chiamano collo stesso nome impronunciabile

pi esse scoprire all’ultima riga che il romanzo è incompiuto è una delusione clamorosa.
per contro, il fatto che chiuda su una grossissima scorpacciata di maiale e varie forme di superalcolici polacchi con un cazzone che declama il patriottismo e l’abnegazione e la fedeltà al dovere, è una chiusa ad effetto che ci metterei la firma.

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Musiche

Chet Baker. «Let’s get lost»

Quest’album credo sia il mio primo album dell’anno, e l’ho ascoltato questa mattina quasi per caso mettendolo – scelto a caso se non per il nome di Chet Baker – su youtube mentre lavoravo. Perciò confesso (a me stessa più che altro) di non avergli prestato l’attenzione che dovrei. Non quella che vorrei poter prestare ad ogni album, cioè quella completa, totale, tipo del chiudersi le orecchie nelle cuffie chiudere gli occhi e via per quell’ora mezz’ora ora e un quarto che sia…
Però confido anche che la musica ha i suoi strani modi di entrare nel cervello e passare sottopelle. Mal che vada, lo riascolterò.

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Musiche

101 dischi in un anno

C’è un gruppo su facebox che è iniziato proprio quest’anno e che va a toccare un paio tre o quattro delle mie corde (la musica, le liste, le sfide e qui mi fermo schivando la retorica). Lo scopo del gioco è ascoltare 101 dischi in un anno e lo scopo vero è poi parlarne e conoscerne di nuovi e con essi conoscere ggente.

Perciò questa è la lista dei miei album del 2015 e anche i miei due cent in proposito.

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Alexandre Dumas

– Eh ! oui, mon cher : ce roi si pimpant, si souriant, si adoré, M. Monck se figure l’avoir rappelé, vous vous figurez l’avoir soutenu, je me figure l’avoir ramené, le peuple se figure l’avoir reconquis, lui-même se figure avoir négocié de façon à être restauré, et rien de tout cela n’est vrai, cependant : Charles II, roi d’Angleterre, d’Ecosse et d’Irlande, a été remis sur son trône par un épicier de France qui demeure rue des Lombards et qu’on appelle Planchet. Ce que c’est que la grandeur ! « Vanité ! dit l’Ecriture ; vanité ! tout est vanité ! »

Comment Athos et d’Artagnan se retrouvent encore une fois à l’hôtellerie de la Corne du Cerf

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Alexandre Dumas

Quelle riche nature que celle de cet homme ! Il avait toutes les passions, tous les défauts, toutes les faiblesses, et l’esprit de contrariété familier à son intelligence changeait toutes ces imperfections en des qualités correspondantes. D’Artagnan, grâce à son imagination sans cesse errante, avait peur d’une ombre, et honteux d’avoir eu peur, il marchait à cette ombre, et devenait alors extravagant de bravoure si le danger était réel ; aussi, tout en lui était émotions et partant jouissance. Il aimait fort la société d’autrui, mais jamais ne s’ennuyait dans la sienne, et plus d’une fois, si on eût pu l’étudier quand il était seul, on l’eût vu rire des quolibets qu’il se racontait à lui-même ou des bouffonnes imaginations qu’il se créait justement cinq minutes avant le moment où devait venir l’ennui.

Où d’Artagnan se prépare à voyager pour la maison Planchet et Compagnie

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